Nei Boschi Eterni – Fred Vargas
– Anche tu hai visto l’Ombra.
– Non l’ho vista, ci ho solo pensato. E’ come un velo, una nube scura [...]
...un’idea cupa. Che non mi è ancora uscita dalla testa, che è ancora dentro.
– Come le corna del cervo prima che spuntino.
Come raccontavo nel post relativo a Un po’ più in là sulla destra, ho acquistato Nei Boschi Eterni a completamento della bibliografia di Fred Vargas.
I romanzi della Vargas possono essere sommariamente suddivisi in due filoni, che talvolta si intrecciano: quello del commissario Jean-Baptiste Adamsberg e la saga degli Evangelisti. Nei Boschi Eterni insieme a L’uomo dei cerchi azzurri, L’uomo a rovescio, Parti in fretta e non tornare, Sotto i venti di Nettuno e Un Luogo Incerto, appartiene al primo filone.
Ne approfitto per spiegare che la casa editrice Einaudi, che li pubblica, forse sottovalutando il successo che avrebbe avuto la Vargas anche in Italia, purtroppo non ha pubblicato le sue opere rispettando l’ordine di scrittura e di pubblicazione originale. Nei Boschi Eterni è del 2006, in Italia Einaudi l’ha pubblicato per la prima volta nel 2007 e poi nel 2008. Si tratta dunque di un’opera recente di Fred Vargas, che è un po’ come il vino, migliora invecchiando.
Una piccola nota sul titolo: l’originale è Dans le bois éternels. Bois è un esempio di polisemia della lingua francese. E’ stato tradotto come boschi ma può anche significare legno – e al plurale legni nel senso di strumenti d’orchestra – e corna di cervidi. Fred Vargas ha evidentemente voluto giocare sulla molteplicità di siginificati del termine bois, che in tutte e tre le sue accezioni ha comunque senso per il romanzo.
I fatti descritti in Nei Boschi Eterni cronologicamente si collocano prima di quelli narrati in Un Luogo Incerto.
Veniamo ora ai personaggi del romanzo che valgono da soli l’intera opera, e partiamo dal protagonista, Jean-Baptiste Adamsberg. Adamsberg è commissario di polizia all’Anticrimine di Parigi. Nato sui Pirenei, nella valle del Gave, è un montanaro piccolo e bruno, dal corpo solido e nervoso e dalla calmante voce bassa. I suoi abiti sono sempre gualciti, come stropicciato è il suo volto. E’ una persona lenta, flemmatica, riflessiva, persa nei suoi pensieri, lunatica e malinconica, apparentemente calma, quasi distaccata. Per queste ragioni ci si riferisce a lui come allo ‘spalatore di nuvole’, in ricordo dell’episodio ambientato in Québec e narrato nel romanzo Sotto i venti di Nettuno.
Adamsberg risolve puntualmente i casi ma con un metodo tutto suo che rispecchia il suo modo d’essere. Adamsberg non utilizza cioè un metodo di investigazione analitico e puntuale, come invece fa il suo collega e alter ego, il Comandante Adrien Danglard, ma brancola nel buio finchè viene folgorato dalla giusta intuizione, che magari sopraggiunge durante una delle sue passeggiate a scopo riflessivo. Il comandante Adrien Danglard è il più vecchio collaboratore di Adamsberg, un uomo dal corpo molle, come afflosciato su se stesso, e dalle spalle spioventi. Abbandonato dalla moglie, cresce da solo cinque figli. Danglard non tollera le domande senza risposte, che lo fanno sentire impotente e ansioso e che lo portano a cercare conforto nel vino bianco, nè le incertezze o imprecisioni. Ama la disciplina e il rigore ma, cosa strana per un comandante dell’Anticrimine, non sopporta la vista del sangue nè dei defunti, davanti ai quali si sente mancare. Accanito lettore, ha un’immensa erudizione, sorretta da un’ottima memoria. A lui Adamsberg si rivolge per sciogliere qualsiasi dubbio o domanda, come faremmo noi consultando un’enciclopedia. Danglard è segretamente innamorato dell’imponente tenente Violette Retancourt, 35 anni, un metro e settantanove per centodieci chili, con la peculiarità di saper traformare l’energia a proprio piacimento: ora forza, ora agilità, ora destrezza.
Adamsberg non è un eroe, non è bello, nè troppo simpatico ma è piuttosto caratterizzato in modo da essere estremamente reale. Da 15 anni ha un rapporto tormentato con Camille Forestier, il suo ‘tesorino’, una ragazza bruna, con i capelli dritti e neri, tagliati a caschetto, il naso diritto, il collo delicato, l’incarnato puro. Musicista e compositrice, Camille al bisogno diventa meccanico e camionista e da Adamsberg ha un figlio di 9 mesi, Thomas. Adamsberg ha sempre lasciato andare Camille, per la quale non si è mai sentito pronto, nella convinzione che la volta successiva sarebbe stata quella definitiva. In questo romanzo, dopo la nascita di Thomas, il loro rapporto è di amicizia. Camille e Adamsberg perciò non convivono; Camille abita con Thomas in un appartamento in centro a Parigi, sotto copertura, sorvegliata dal poliziotto Louis Veyrenc de Bihlc, detto il Nuovo, al riparo dalla potenziale vendetta di un assassino. Il Nuovo è un poliziotto di 43 anni, moro ma con delle chiazze di capelli rossi, risultato di un’aggressione subita da bambino, relativamente bello e malinconico. Come Adamsberg è nativo dei Pirenei, cosa che ne fa un suo rivale. Una singolare manìa lo caratterizza: spesso si esprime in versi, eredità di sua nonna che recitava continuamente Racine. Mentre Camille vive a Parigi, Adamsberg ha appena acquistato per sè, Camille e Thomas , una casa fuori città, che, secondo il vicino di casa Lucio Velasco Paz, è abitata sal fantasma di Santa Clarissa, una donna del convento delle Mouettes, un ordine muto. Al fantasma di Santa Clarissa, che aveva sgozzato sette anziane donne cui aveva promesso il paradiso ma che il figlio dell’ottava uccise nel 1771, vengono attribuite le morti di tutte le donne anziane che negli anni successivi alla sua morte abitarono la casa.
Adamsberg ha diverse particolarità: riesce a far addormentare chiunque con la sola imposizione della mano sul capo, ama disegnare e spesso i suoi schizzi accompagnano le sue rilfessioni, indossa sempre due orologi d’oro, il suo e uno regalatogli da Camille, uno sul fuso corretto, l’altro su quello americano. Inoltre spesso si addormenta in piedi o seduto, in qualsiasi luogo o momento, senza cadere. Il sonno con i momenti di estraneazione e ottundimento cui è solito sono per Adamsberg una sorta di uscita di sicurezza verso un luogo della mente da dove condurre con successo le indagini. Adamsberg talvolta fa visita a Clementine Courbet, l’anziana donna che in Parti in Fretta e non tornare cerca di diffondere la peste in Parigi e che vive con Josette, una bizzarra vecchietta dall’aria fragile che da quando aveva 65 anni fa l’ hacker.
In questo romanzo il filone Adamsberg per due volte incrocia la saga degli Evangelisti. Adamsberg infatti si avvale della collaborazione di uno degli Evangelisti, Mathias Delamarre. Il preistorico, a malapena vestito, i capelli lunghi fino alle spalle, uno spago come cintura, aiuta Adamsberg a scoprire il segreto di una tomba al cimitero parigino di Montrouge e successivamente gli fornisce una seconda consulenza riguardo ad una tomba al cimitero di Opportune-la-Haute in Normandia.
Un tema ricorrente percorre l’intero romanzo: l’Ombra. Nei Boschi Eterni infatti si apre con il fantasma dalla faccia di noce, Santa Clarissa, che si aggira per la soffitta della nuova casa di Adamsberg, quindi un’ombra grigia e lenta fluttua nel cimitero parigino di Montrouge e un’altra scivola lenta e diritta nel cimitero di Opportune-la-Haute. Inoltre riemerge dal passato l’ombra di un vecchio caso relativo ad un’infermiera dissociata che praticò l’eutanasia su trentatre persone tra Germania, Francia e Polonia in quasi mezzo secolo e che, dopo aver ucciso una guardia, è ora evasa dal carcere di Freiburg e fa temere ad Adamsberg per la propria vita. E ancora: l’ombra dell’amore non consumato tra Adamsberg e il medico legale Ariane Lagarde torna a farsi strada nella mente del commissario. Un’ombra causa la morte di due uomini, uno bianco e uno di colore, Diala Toundì e Didier Paillot – La Paille - alla Chapelle. Infine Adamsberg dice di se stesso di avere l’Ombra, un’idea cupa e opprimente della quale non ha ancora preso coscienza. A voi scoprire chi si nasconde dietro l’ombra!
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