La storia di una coppia eccezionale che sconvolse la pittura messicana e visse completamente l'avventura della modernità.Diego e Frida è un saggio di Jean-Marie Gustave Le Clézio, scrittore francese premio nobel per la letteratura nel 2008 con la seguente motivazione: 'Autore di nuove partenze, dell'avventura poetica e dell'estasi sensuale, esploratore di un'umanità oltre e sottostante la civiltà imperante'. Questo è proprio e anche ciò che ritroviamo nel saggio Diego e Frida, in cui i due personaggi sono indagati in quanto uomo e donna, in quanto artisti e in quanto rivoluzionari ma sempre collocati in un contesto storico ben preciso, la rivoluzione messicana, dalla quale non si può prescindere per tracciare un profilo completo dei due. Per questo l'opera si apre proprio con un prologo dedicato alla rivoluzione messicana del 5 Ottobre 1910, guidata da Francisco Madero e comandata dal bandito Pacho Villa e dal grande romantico della rivoluzione, l'Attila del Sud Emiliano Zapata, alla testa delle masse contadine. 'La rivoluzione messicana sarà la prima rivoluzione sociale, che annuncia quella russa e segna l'inizio dei tempi moderni'. Diego e Frida è un saggio ma da romanzo sono le vite vissute da Frida Kahlo (1907 - 1954) e Diego Rivera (1886 - 1957), la letteratura sui quali è piuttosto ricca e il cui sofferto rapporto amoroso è noto al grande pubblico anche grazie al film 'Frida', prodotto e interpretato da Salma Hayek e tratto dall'omonima biografia di Hayden Herrera. Il saggio di Le Clézio è una splendida biografia congiunta di Diego e Frida, le cui vite non sono presentate in ordine cronologico ma in funzione del sentimento che lega i due fin dal suo sorgere. Ciò su cui Le Clézio pone l'accento è la diversità che caratterizza Diego e Frida su un piano umano, artistico e politico e di come essi abbiano cercato di conciliare e superare le loro differenze. 'In fondo la cosa straordinaria di tutta la caotica esistenza della coppia Diego-Frida è che era difficile riunire due esseri più dissimili. Tutti e due sono creatori, e tutti e due sono rivoluzionari, ma la loro creazione e la loro rivoluzione sono diametralmente opposte e diametralmente opposte le loro idee sull’amore, sulla ricerca della felicità, sulla vita stessa'.
Diego e Frida sono l'elefante e la colomba, un gigante, imponente, un grasso, grasso, grasso Bruegel lui e una fragile, piccola e minuta fanciulla lei. Diego e Frida, l'uomo maturo e la fanciulla, l'orco sciupafemmine e la vergine, il genio egoista e impetuoso e la giovinezza indistruttibile, lui un uomo che ha già vissuto troppo, quarantadue anni, due matrimoni, innumerevoli relazioni e quattro figli, lei una giovane donna segnata dalla malattia e dal dolore, lui viaggiatore, lei una provinciale che non ha mai lasciato i confini della terra natìa, lui padre e lei sterile, lui artista affermato, lei pittrice alle prime opere. Quando Frida entra nella vita di Diego nel 1928, essi sono tanto diversi, quanto simili nell'amore per l'arte, che per entrambi rimarrà l'unico vero luogo della rivoluzione. Per Frida l'arte è l'unica via d'uscita da una vita segnata da dolore, sofferenza e solitudine fin dall'infanzia. La poliomelite che all'età di sei anni la rende storpia alla gamba sinistra (Frida gamba di legno, così veniva schernita dai coetanei), la fuga da casa dell'amata sorella maggiore Matilde, gli attacchi di epilessia di cui soffre il padre, l'incidente del bus a diciott'anni, dal quale esce con la colonna vertebrale spezzata in tre punti, molteplici fratture e irrimediabilmente sterile, sono tutti elementi che fanno di Frida una giovane donna isolata, sola, menomata nel fisico ma temprata dalla sofferenza e caratterizzata da una irresistibile vitalità. La pittura diviene così una forma d'arte che per Frida è ragione di vita: le dà la forza di reagire e di esprimere se stessa e la sua sofferenza, impedendo che essa diventi un tarlo che la rode da dentro, ed è a sua volta alimentata dalla forza e dall'energia che sopravvivono in questa giovane donna nonostante tutto. La pittura di Frida è intima: nei suoi dipinti ritrae se stessa. Gli autoritratti di Frida parlano di lei, del suo amore per Diego, del suo dolore fisico e del suo tormento interiore. I suoi dipinti, soprattutto dopo il secondo aborto avvenuto a Detroit e la presa di coscienza definitiva dell'impossibilità di dare un figlio a Diego, esprimono ed esaltano la naturale predisposizione femminile di sopportazione di fronte a verità, realtà, crudeltà e sofferenza. Diego invece realizza murales, anche su commissione, il cui tema è sempre epico e rivoluzionario, a favore dei contadini, in antitesi al sistema borghese, e degli indios, in antitesi ai padroni della terra, per un ritorno ad una cultura precolombiana. I murales di Diego sono celebrativi della bellezza dell'opera delle masse umane al lavoro, siano esse di contadini o di operai. Come scrive Frida stessa, 'Diego esprime nella pittura il suo amore per gli esseri che non hanno a che vedere con l'attuale società delle classi, il rispetto per coloro che sono oppressi e l'ammirazione per gli indios ai quali è unito da legami di sangue e che sono il fiore vivo della tradizione culturale dell'America'. Il popolo oppresso porta naturalmente in sè i temi della rivoluzione e della libertà da riconquistare. Ecco dunque perchè rivoluzione e cultura india sono i cardini inscindibili della pittura e del pensiero di Diego. Ma non è solo attraverso i propri murales che Diego esprime i suoi ideali e ne fa manifesto: egli milita nel partito comunista messicano, dal quale però viene deluso per le limitazioni relative all'espressione artistica e al quale tuttavia si riavvicina. Anche Frida sente il bisogno di un recupero dei valori, dell'arte, della cultura e del folclore precolombiano, di cui adotta ad esempio il modo di vestire, con lunghi vestiti a volant delle donne di Tehuantepec, di acconciare i capelli e di ornarsi. Ed è con i vestiti e la pettinatura da donna tehuana che Frida cammina per le strade di 'Gringolandia', come lei chiama gli Stati Uniti; per le strade di San Francisco, Detroit e New York il suo aspetto suscita curiosità, talvolta ammirazione, più spesso rimane incompreso. D'altra parte Frida non riuscirà mai ad inserirsi tra i Gringos, sia a causa della barriera linguistica, sia perchè durante i suoi soggiorni all'estero sente ancora più forte l'appartenenza alla cultura messicana e la nostalgia di essa. Oltre ad abbracciare il modo di vestire delle indie, Frida, dopo la morte della madre, fa dipingere i muri della casa di famiglia a Coyoacàn di quel colore indaco di cui erano dipinti i templi ed i palazzi atzechi e al quale darà il nome di Casa Azul. La Casa Blu, con i suoi ornamenti, i dipinti di Frida e Diego stessi, ma anche di Paul Klee, Josè Maria Velasco, Marcel Duchamp e Yves Tanguy, e i numerosi animali, sarà tutto il mondo degli ultimi anni della vita di Frida e, dopo la sua morte, Diego ne farà un luogo di pubblico accesso. Morto anche Diego tre anni dopo Frida, il governo messicano fece della Casa Azul che Diego gli aveva donato un museo, oggi noto come Museo Frida Kahlo.
Se Diego e Frida sono accomunati dall'amore per la cultura precolombiana, da un punto di vista politico Frida è forse molto idealista nel dissociarsi dalla decisione di Diego di accettare di dipingere su commissione del miliardario re della finanza Rockefeller ma meno energica e volitiva, come se seguisse a rimorchio Diego nei suoi viaggi.
Frida e Diego si distinguono, non solo nel loro concetto di arte e di ideologia, ma anche nel loro modo di intendere l'amore ed il loro rapporto. Frida si dedica anima e corpo al marito, al quale è devota e per il quale nutre un amore totalizzante e un'ammirazione che seduce Diego da subito. Frida diviene sacerdotessa del culto di Diego, che è il suo sole e centro dell'universo, soprattutto dopo la rottura ed essersi risposati. L'amore che Frida nutre per Diego è una vera e propria religione, un rito ed un sacrificio. Diego invece ha per Frida un amore tenero ma non assoluto ed esclusivo, che risente del concetto di libertà e che inevitabilmente porterà ad un tradimento, purtroppo con la sorella preferita di Frida, Cristina. Frida non è gelosa ma ferita dal doppio tradimento; conosce la natura libertina di Diego ma il suo amore assoluto per Diego non può scendere a compromessi, accettare la menzogna o permetterle di farsi da parte. Frida lascia Diego e cerca di farlo ingelosire allacciando un intimo rapporto con Lev Trockij ed il fotografo Nickolas Murray. Diego chiede e ottiene il divorzio ma di lì a breve i due si risposano perchè capiscono di appartenersi. Nel periodo successivo alla rottura e al tempo del secondo matrimonio, tuttavia, Diego continua ad essere un orco dall'insaziabile appetito sessuale, naturalmente incline alle tentazioni e alle facili conquiste sessuali ma consapevole di non poter vivere senza Frida, la pupilla dei suoi occhi. La pittura di Diego, in questa fase, esprime l'ossessione del piacere, il desiderio e l'ammirazione per le forme del corpo delle donne indie.
Ricordiamo Frida e Diego con il dipinto realizzato da Frida scelto per la copertina del libro: 'due sposini novelli che si tengono per mano; lei così piccola, così giovane, la testa piegata di lato, vestita con il suo lungo vestito verde a volant e con lo scialle di mestizia; lui così grande, così forte, stretto nella cintura da facchino, con ai piedi gigantesche scarpe da lavoratore di cantiere. L'immagine della coppia che lei ha deciso, deve diventare ormai la loro vera identità attraverso lacerazioni e riconciliazioni fino a che morte non li separi'.
Espero alegre la salida -
Y espero nunca volve
Addio, mio piccolo, questo post ultimato in una notte di pianti è dedicato a te.
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