«Forse c'è qualcosa di più profondamente iconico, mitico, persino mitologico negli animali dell'Africa orientale, in confronto per esempio all'Artico o al Sud America. C'è anche qualcosa di profondamente emozionante e commovente nelle pianure africane – le grandi distese di pianure punteggiate dagli alberi di acacia graficamente perfetti. Le mie immagini sono apertamente idilliache e romantiche, una sorta di Africa incantata. Sono la mia elegia a un mondo che sta costantemente, tragicamente svanendo».
Le mie preferite: Lion Portrait – Serengeti 2000 e Lion Before Storm # 2 – Maasai Mara 2006
La ragione per cui amo le foto di Nick Brandt, al di là della loro bellezza intrinseca, è la stessa che sta alla base del mio interesse per l’astronomia e la filosofia. Gli animali ritratti da vicino nel loro habitat mi ricordano che la terra non è solo per l’uomo e ridimensionano l’eccessiva attenzione che ho sempre verso me stessa.
Folletto. Ma ora che ei [gli uomini] sono tutti spariti, la terra non sente che le manchi nulla, e i fiumi non sono stanchi di correre, e il mare, ancorché non abbia più da servire alla navigazione e al traffico, non si vede che si rasciughi.
Gnomo. E le stelle e i pianeti non mancano di nascere e di tramontare, e non hanno preso le gramaglie.
Folletto. E il sole non s'ha intonacato il viso di ruggine; come fece, secondo Virgilio, per la morte di Cesare: della quale io credo ch'ei si pigliasse tanto affanno quanto ne pigliò la statua di Pompeo.
Dialogo di un Folletto e di Uno Gnomo – da Le Operette Morali di G. Leopardi
http://www.younggalleryphoto.com/photography/brandt/brandt.html
http://www.nickbrandt.com
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